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Intervista a Gianfranco Fabbri Stampa E-mail
GIANFRANCO FABBRI intervistato da Stefano Palombarini
 
D. Gianfranco Fabbri, lei è il padrino che ha tenuto a battesimo l’allevamento Lolita…
 
R. Beh, all’epoca (parliamo della metà degli anni 80, ndr) ero Presidente degli allevatori italiani. Giovanni Palombarini mi venne presentato da un amico comune. Gli sconsigliai vivamente di imbarcarsi in questa avventura.
 
D. Ah, non le sembro’ una buona idea ? E perché ?
 
R. Perché allevare cavalli è un mestiere da pazzi. E poiché l’amico comune mi aveva parlato di Giovanni come di una persona ragionevole, non mi sembrava adatto al compito.
 
D. Invece lui persevero’…
 
R. Temo che i figli abbiano avuto un’influenza nefasta sul capostipite. E non contento di buttarsi in questa follia, lui ando’ a comprare una fattrice normanna che sembrava più un dromedario che una cavalla !
 
D. Stiamo parlando di Lolita, già mamma di Fiaccola Effe che sarebbe diventata una campionessa, e poi di Newthing, altro soggetto classico…
 
R. Questo prova solo che nell’allevamento ci vuole una gran fortuna !! E poi se permette un contributo alla nascita di Newthing l’ho dato anch’io. L’incrocio con Premium Lobell lo consigliai personalmente, e per la verità regalai anche la monta.
 
D. Torniamo alla fortuna. Quali altri doti deve possedere un buon allevatore ?
 
R. Non molte. Allevare cavalli è un po’ come fare la corte a una bella donna !
 
D. Vale a dire ?
 
R. Ci vuole tenacia, tanta tenacia, e poi altre tre cose : pazienza, pazienza, pazienza.
 
D. A star seduti ad aspettare non è che si conquistino molte belle donne pero’.
 
R. Infatti ho premesso : tenacia. Combattere tutti i giorni, e mai lasciarsi abbattere dal destino avverso. Cosi’ facendo, capita anche di allevare qualche buon puledro.
 
D. Fortuna, tenacia, pazienza : nient’altro ?
 
R. Direi che è fondamentale fare attenzione all’alimentazione: questo vale anche per le donne. E poi sapersi circondare di personale appassionato e competente, mentre per le donne meglio fare da soli. Infine essere sempre pronti ad imparare da chi ottiene buoni risultati.
 
D. A questo proposito, i soci dell’allevamento Lolita e lei avete un punto in comune : l’ammirazione per Jean Pierre Dubois.
 
R. Senza voler offendere nessuno, di uomini come Dubois ne nasce uno al secolo ! Ha un’energia e una competenza incredibili, e poi una curiosità senza fine e una capacità rarissima di entrare in sintonia con i cavalli. Gli basta vedere un puledro trottare in paddock per leggere il suo futuro, o salire in sulky cinque minuti per identificare ogni problema, anche il meno apparente.
 
D. Lei cosa ha imparato da Dubois ?
 
R. Direi senza dubbio le grandi potenzialità dell’incrocio franco-americano. Da qualche anno utilizzo in maniera importante i suoi stalloni, e devo dire che i risultati sono eccellenti. E poi anche una certa distanza rispetto alle mode del mercato. Il mercato è uno strumento essenziale, pero’ con la memoria cortissima. Dubois invece ha saputo selezionare il meglio di quel che ha visto negli ultimi cinquant’anni, e questo sia nelle scelte delle linee di sangue che nelle tecniche di allenamento.
 
D. Anche l’allevamento Lolita pratica in maniera sistematica l’incrocio franco-americano. Che consiglio si sentirebbe di dare ai soci della Lolita per il futuro?
 
R. Consigli nessuno ! Ippicamente parlando, i soci della Lolita non sono più dei bambini : diciamo che sono entrati nell’adolescenza, e come tutti sanno gli adolescenti fanno volentieri il contrario di quel che viene consigliato. Posso solo congratularmi per il cammino percorso : vent’anni fa non avrei creduto che la società sarebbe sopravvissuta e cresciuta tanto. Nei cavalli, la cosa più difficile è durare !
 
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